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Si pente un vecchio boss dei Laudani


L’ex boss del clan mafioso catanese dei Laudani, Giuseppe Maria di Giacomo, ha iniziato a collaborare con la giustizia. Ha parlato del re dei supermercati, Scuto, nell’ultima udienza.


17 dicembre 2009, di Giuseppe Scatà




E’ ufficiale da giorno 4 Dicembre, ma la voce girava già da un anno. Ha raccontato tra l’altro, secondo quanto emerso, i particolari di vari omicidi, tra cui quello dell’imprenditore edile Rizzo, assassinato il 24 febbraio del 1997, che, secondo l’accusa, era un prestanome proprio del clan Laudani. A conferma di ciò al clan sono stati sequestrati beni per 6 milioni dalla Guardia di finanza l’11 Novembre scorso, beni che risultavano invece di proprietà dell’ ormai defunto Rizzo, ma che invece erano nelle mani della cosca. Di Giacomo e’ stato per dieci anni il braccio armato della famiglia Santapaola, ed è ritenuto dagli inquirenti un sicario sanguinario e spietato. Per vendicarsi di un carabiniere che lo aveva scoperto con un’amante in un casolare di campagna, il 18 settembre del 1993, ordinò di far esplodere un pacco bomba vicino la caserma di Gravina di Catania, bomba che per fortuna non ebbe vittime. Sempre di Giacomo fu il capo del commando che uccise il 25 marzo del 1994 l’agente di polizia penitenziaria Luigi Bodenza, e un anno dopo l’avvocato Serafino Famà.

***

La notizia del pemntimento del boss esce fuori dall’ultima udienza del lungo processo, iniziato nel 2005, nei confronti di Sebastiano Scuto, ex “re dei supermercati” in Sicilia, ex proprietario delle catene Despar e Aligroup. Il processo è entrato nel vivo nel Luglio di quest’anno e nell’ultima udienza proprio è stato chiamato a deporre Di Giacomo, che avrebbe reso dichiarazioni importanti sull’imprenditore di San Giovanni La Punta. L’ipotesi di fondo dell’accusa, ovvero del pg Gaetano Siscaro, è che Scuto non sia stato una vittima della mafia, come lui sostiene da anni, colpevole di intimargli un pizzo da lui regolarmente pagato, ma partecipe a pieno al clan Laudani, il quale dunque avrebbe garantito protezione negli anni non in cambio di pizzo, ma perchè socio in affari. Il reato sarebbe dunque, sempre secondo l’accusa, di associazione mafiosa e pure estorsione a danno di altri imprenditori, perchè l’impresario non si sarebbe limitato ad appoggiare la cosca catanese dei Laudani, riciclando denaro sporco, ma si sarebbe pure avvalso della forza intimidatoria del clan per aprire nuovi centri Despar a Palermo e in provincia, “gestiti in comune con il clan di appartenenza dei Laudani e con quelli alleati di Benedetto Santapaola, di Bernardo Provenzano, Sandro e Salvatore Lo Piccolo”, e ciò sarebbe scaturito dall’analisi delle intercettazioni. Il 18 Dicembre 2008 però la Corte d’appello ha assolto Scuto, con formula piena, dall’accusa di omicidio di Salvatore Aiello, trovato carbonizzato nelle campagne di Valverde nel 1993. Aiello aveva chiesto e ottenuto dei soldi, per estorsione, a Scuto. Questi, secondo l’accusa, e secondo un pentito, aveva denunciato tutto al clan Laudani, clan che già lo "proteggeva". Secondo l’accusa, Scuto sapeva che Aiello così sarebbe stato punito dai Laudani per avere, come si dice in gergo mafioso, “saltato il fosso”. Cosa che puntualmente accadde ma la nuova sentenza ha ribaltato tutto: Scuto non sapeva e non immaginava nulla, non era a conoscenza del sequestro e dell’omicidio, e il pentito, sulla base delle cui dichiarazioni si era costruito questo capo d’accusa, è stato giudicato contraddittorio e inattendibile. Scuto è libero, ma ha il divieto di accedere alle sue imprese, che sono in amministrazione giudiziaria. L’accusa ha pure presentato alcuni pizzini sequestrati nel covo del boss Bernardo Provenzano e alcune delle lettere trovate a Sandro e Salvatore Lo Piccolo il giorno del loro arresto, lettere che farebbero riferimento all’imprenditore sotto processo. Gli altri pentiti sentiti nel corso del processo, appartengono a diversi clan tra cui i Laudani, Santapaola e Sciuto-Tigna, di area catanese, e i Madonia, di area palermitana. In particolare il pg Siscaro, si è soffermato su alcuni di loro, tutti di “area Laudani”, perchè da lui ritenuti altamente attendibili sulla base di attenti riscontri : Basile, Catalano, Di Stefano, Giuffrida, Testa, Troina, Castro, Andronico.


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