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Si riapre il mercato degli immobili


L’amministrazione Stancanelli cerca un “esperto indipendente” in cerca di denaro facile. Dovrà decidere il prezzo di una cinquantina di immobili comunali già dichiarati vendibili. Alcuni però, secondo le norme di legge, non possono essere venduti. Ma il bisogno di contanti è forte


8 novembre 2009, di Redazione




Settantamila euro è la somma che il Comune di Catania ha deciso di mettere a base d’asta per ricompensare chi si aggiudicherà il compito di calcolare il valore di mercato di una cinquantina di immobili. Tutti edifici che, il 14 marzo, l’amministrazione Stancanelli aveva inserito in un elenco delle proprietà che possono essere vendute e che ha fatto approvare anche dal Consiglio Comunale. Tecnicamente lo studio viene chiamato “due diligence” ma, praticamente, si tratta di una serie di analisi e valutazioni che potevano essere svolte benissimo dagli stessi uffici comunali, uffici in cui si trovano sia ingegneri ed architetti che hanno le competenze professionali richieste, sia buona parte della documentazione necessaria. Il resto della documentazione andrà recuperata negli gli uffici dell’Agenzia del Territorio di Ognina. Se, invece di darlo in appalto, avessero deciso di fare il lavoro direttamente, alla fine la spesa si limiterebbe a qualche migliaio di euro. L’amministrazione potrebbe difendere la propria costosa decisione e dichiarare di preferire una valutazione fatta da un “esperto indipendente”. Ma allora perché non rivolgersi alla stessa Agenzia del Territorio che ha anch’essa personale che è specializzato in questo tipo di valutazione? In tempi di magra per le casse comunali sarebbe stata una decisione più saggia, anche rischiando di scontentare qualche “esperto indipendente”.

Comunque, a cosa serve questo studio? Potrebbe essere utile per iniziare una procedura di vendita degli immobili comunali, o per inserirli, come quota di partecipazione, in un fondo immobiliare. Per fare cassa, il Comune rischia dunque di perdere una parte consistente del patrimonio per poi spendere molto di più dei quasi sette milioni di euro che già adesso paga annualmente per gli affitti. Un buon amministratore avrebbe sistemato l’edificio di via Bernini per trasferirvi gli uffici tecnici e smettere di pagare il canone alla Finpop di Oreste Virlinzi ed alla BIT Invest di Domenico Toscano. Invece questo edificio è inserito nell’elenco delle proprietà che si possono vendere. Nello stesso elenco ci sono anche villa Gentile Cusa, il mercato ittico, villa Curia, alcuni impianti sportivi, l’autoparco di Picanello ed altro ancora. Come è accaduto con “Catania Risorse”, ci ritroviamo immobili che potrebbero essere sottoposti a vincolo da parte della Sovrintendenza. Di certo c’è che diversi edifici sono occupati dallo stesso Comune per le proprie attività. Apparterrebbero dunque al “patrimonio indisponibile” che non può essere venduto a privati. C’è però un’altra possibilità, già utilizzata illecitamente in passato, quella di portare l’elenco in una banca ed ottenere delle “aperture di credito”. Una forma di scopertura bancaria usata per indebitarsi e pagare spese correnti.

Piero Cimaglia


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