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Silenzi e grida dall’ex “provincia babba”


Tra una pressante influenza criminale e un sindaco non sempre fermo a favore della legalità la “primavera di Vittoria” sembra non arrivare mai. Infiltrazioni al mercato ortofrutticole e affidamenti a pregiudicati ammazzano i sogni di riscatto di una delle città a più alta densità mafiosa


5 luglio 2010, di Redazione




Ragusa, provincia “babba” dove la ma­fia non entra e gli affari si fanno tranquilli. Voi ci credete davvero? Parliamo, allora, di Vittoria; ci stiamo spostando solo due passi più in là da Modica o Ragusa. Pren­diamo Vittoria perché è l’esempio più eclatante : oltre 100 morti ammazzati tra il 1989 e il 1992. 1800 arresti per reati con­nessi alla criminalità organizzata negli ulti­mi 15 anni che, tradotto in cifre, significa un carcerato o un inquisito ogni 120 abi­tanti (in Italia c’è un carcerato ogni 1200 abitanti). Oggi qual è il quadro nella città ippari­na? Il recente blitz contro le agromafie ha svelato le infiltrazioni criminali nel mercato ortofrutticolo. Un mercato da 190 milioni di euro l’anno su cui si fonda gran parte dell’economia della città. L’influenza della criminalità si fa sentire ancora oggi in città attraverso gli interessi dei clan gelesi e di molti gruppi di cani sciolti, residuo dei clan dominanti negli anni ’90. Racket, condizionamento malavitoso dell’economia, spaccio, sono all’ordine del giorno. Passando alla politica, al comune a ricoprire la carica più alta c’è Giuseppe Nicosia del Partito Democratico. Avvocato civilista, difensore di vittime di mafia, con una carriera politica cominciata nella Rete di Orlando. Il sindaco di Vittoria è stato spesso al centro dei riflettori per alcune sue apprezzabili battaglie di legalità, come quella del regolamento antiracket o l’impegno per l’assegnamento dei beni confiscati. Tutto giusto e sano, ma siamo sicuri che basta solo questo, in una città ad alta den­sità mafiosa? Evidentemente no. Infatti, il presunto e sperato ruolo di paladino della legalità del sindaco sembra sgretolarsi ogni giorno di più. Il fatto più recente che ha colpito Nicosia è quello che lo ha visto contrapposto al coordinamento provinciale di Libera. Infatti, a fine aprile un contratti­sta dell’Amiu (Azienda municipalizzata per l’igiene urbana), Claudio Muscia, ag­gredisce un tale Salerno, perito agrario del comune e fratello di una delle vittime in­nocenti della strage di San Basilio del 2 gennaio del 1999. Sembrerebbe una lite normale, ma invece si innescano risvolti politici. Claudio Muscia, macellaio, è un personaggio particolare. Infatti, negli anni ’90 si candida al consiglio comunale con la lista PUCI e viene eletto. Questa lista è fondata da Francesco D’Agosta, boss dell’omonimo clan, arre­stato nell’operazione Mammasantissima, come conferma la relazione di minoranza della Commissione antimafia, nel 2006. Ma per far scomparire dalla politica Muscia questo non basta. Infatti, viene riciclato nelle ultime elezioni comunali di Vittoria nella lista civica Incontriamoci, appoggiando Giuseppe Nicosia. Muscia viene nuovamente rieletto e resta in consiglio comunale - girovagando all’interno di diversi gruppi consiliari di maggioranza e opposizione - fino all’anno scorso, poi improvvisamente si dimette. Pare che la sua fedeltà al Sindaco Nicosia sia venuta meno e allora le pressioni - o alcune interessate promesse - lo hanno spinto a lasciare il posto all’Avv. Antonella Brancaforte, vicina – almeno inizialmente – al sindaco e anche più competente del suo predecessore. Ma Muscia non resta a spasso diventando nel giro di pochi giorni contrattista dell’Amiu. Azienda che ovviamente è sotto stretto controllo del sindaco Nicosia. Di fronte alla lite il sindaco tace e Libera, Rifondazione, i Giovani Comunisti ed altri invocano vanamente una presa di posizione ferma a favore della legalità. Ma non finisce qua, perché ci sono altri casi in cui le battaglie di legalità del sinda­co sono state offuscate. Il caso più eclatan­te è quello della Associazione Group Ser­vice. Associazione a cui sono stati affidati vari servizi di sicurezza nel 2007, attraver­so delibere dell’EMAIA (azienda munici­palizzata controllata da uomini fidati del sindaco) e della giunta municipale, per un importo che dovrebbe essere intorno alle 41.712 euro. Legati alla Group Service erano due personaggi , arrestati in opera­zioni antimafia, vicini ai clan vittoriesi do­minanti negli anni ’80 e ‘90: Maurizio Di Stefano e Raffaele Di Pietro. Maurizio Di Stefano, l’anno passato, pare sia rifinito in cella perché aggredì e minacciò con la benzina un imprenditore, forse per portare a fine un tentativo di estorsione. I reati contestati a Di Stefano furono quelli di sequestro di persona, estorsione, porto abusivo d’arma e tentato omicidio. Insomma, non stiamo parlando di uno san­to come non lo è neanche il suo piu’ giova­ne socio d’affari Raffaele Di Pietro. Pare pure che Di Pietro, fino al 2008, ricoprì - in quanto borsista - il ruolo, al comune di Vittoria, di usciere e c’è chi conferma che si prestasse pure nel delicato compito di accompagnatore del sindaco. Ma le per­plessità non si fermano qua. Infatti, ogget­to di grandi dubbi è stato pure l’affidamen­to del servizio bagnini a Scoglitti per l’estate 2009. Insomma, emerge un quadro preoccu­pante che intacca le numerose battaglie per la legalità, ma anche a difesa del territorio, di Giuseppe Nicosia. Ad accompagnare quest’ultimo nella sua avventura politica c’è il fratello Fabio, consigliere provinciale del Pd. Questo ha avuto un importante ruolo nei successi elettorali del fratello tessendo reti di con­senso anche con personaggi non sempre limpidi. Ora bisogna chiedersi perché il sindaco non si è sempre dimostrato coe­rente a fianco della legalità? Il sindaco è costretto ad accettare certi personaggi o fanno comodo ai fini elettorali?

Giorgio Ruta

Il Clandestino


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