



“Siamo tutti Pino Maniaci”. Telejato fa antimafia in provincia di Palermo. Questo non piace ai mafiosi, che hanno aggredito Pino Maniaci, il conduttore. Molti gionalisti e cittadini, per solidarietà con Pino,sono andati a lavorare per un giorno a Telejato. Ecco una di queste giornate.
Maggio 1998. Mi trasferisco dal piccolo paesino abruzzese alla capitale. E qui mi rendo conto di come siano diversi i ritmi di lavoro, di vita, gli autobus presi all’ultimo minuto, le metropolitane, i borseggiatori, l’attenzione rivolta a tutto quello che accade mentre cammino. Un’altra vita. Non pensavo di abituarmi. Ma mi sono abituata. Una volta che si comincia a correre, non si può tornare al passo lento, ormai l’adrenalina che combatte lo stress si domina mantenendo gli stessi ritmi.
Giugno 2008. Dieci anni dopo. Una vita metropolitana è ormai quella che pensavo fosse il massimo dello stress. Tre lavori insieme, giornalismo di strada, sempre di corsa. Mi piace questo genere di vita, non da spazio a buchi, non c’è nessun vuoto in nessun campo. Amici sempre presenti, sito un po’ problematico ma sempre presente, un processo in atto per cose che non ho mai fatto. Mi ritrovo di colpo risbattuta in un paesino. Ma stavolta non è l’abruzzo. Mi trovo a Partinico a trenta chilometri da Palermo.
A Partinico esiste una piccola emittente, una piccola ma grandiosa emittente, Telejato. A condurre tutta la baracca è Pino Maniaci, l’omino della Bialetti, come è descritto in un settimanale. Pino Maniaci fa giornalismo, non fa il giornalista perché è stato assunto o perché ha un contratto da conduttore. Fa giornalismo serio per missione. Una missione che a volte lo porta a rimetterci denaro, anziché guadagnarlo. La differenza tra un giornalista "impiegato" e Pino Maniaci, è che i servizi giornalistici dell’omino della Bialetti portano a conseguenze dannose a Cosa Nostra, come l’abbattimento di stalle di proprietà dei boss Vitale, utili strategicamente a Cosa Nostra. Tanto ha strepitato contro queste costruzioni, che a seguito dell’abbattimento, un gruppo di ragazzi tra cui il figlio dei Vitale non molto tempo fa, attentò alla vita del giornalista, pestandolo e stringendo a forza la carotide. Maniaci non si è fatto abbattere neanche da questo, e pur avendo prognosi di alcuni giorni di convalescenza, ha firmato per uscire dall’ospedale perché il giorno dopo aveva un impegno con i suoi ascoltatori: la conduzione del TG. La conduzione del TG di Telejato non è la conduzione di un TG qualunque. Non ci sono montatori, tecnici del suono, tecnici delle luci, operatori, cameraman e redazione. Fanno tutto in famiglia. L’occhio sempre vigile di Patrizia Maniaci dal di fuori controlla che vada tutto in ordine e in fondo si sa, dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna.
Ho avuto esperienze con radio e tv, ma mai ho visto in nessuna rete (incluse reti mediaset e rai, gruppo espresso e mondadori) un lavoro così agguerrito e sul filo del rasoio, sempre in tensione fino alla fine del TG. La mia giornata tipo con la famiglia maniaci: nei giorni feriali loro controllano la rassegna stampa, decidono di cosa si parla o che cosa si va a filmare, poi dalle 12 alle 14 circa si registra l’audio dei servizi che vengono mandati in onda. Poi la diretta. La voce di Letizia che urla "Silenziooooooooooooooooooooooooo" perché il via lo da lei. Poi si microfona la persona che dice il TG (questo periodo tutti volontari che aderiscono all’iniziativa "Siamo tutti Pino Maniaci"), si da allo speaker un foglio con il riassunto delle notizie, aggiornato ogni diretta. Mentre c’è la diretta vengono montati i servizi. Appena si lancia il servizio si hanno trenta secondi per sapere di cosa tratta la notizia seguente. Tutto così, frenetico, di corsa e all’ultimo secondo. Finito il TG, verso le 16 si pranza, in piedi e di corsa, al bar che aderisce ad Addiopizzo. Il tutto ovviamente sotto l’occhio vigile della scorta dei carabinieri, a cui Maniaci ha chiesto di poter rinunciare ma pare che queste cose non può deciderle lui. Poi a casa? Niente affatto! Si va a girare il servizio a Corleone, a San Giuseppe Jato, a qualche paese vicino. Servizi che serviranno per il TG del giorno successivo. A volte si gira anche fino alle 23. Ci si ferma al bar al volo per la cena, sempre in piedi e sempre di corsa. La domenica riposo? Ma no, proprio oggi che il tg non va in onda, oggi che è domenica, giriamo più servizi possibili, in modo da avvantaggiare il lavoro con immagini di repertorio, interviste, controinterviste. Questo il clima di frenesia.
Da quello che ho visto, la forza a Pino Maniaci non manca, ma avere vicino tutta la famiglia che intorno gli fa da scudo umano, uniti in tutto, nelle idee e negli obiettivi, questo alimenta soltanto la forza, a volte minata dalle invidie dei colleghi "giornalisti", quelli bravi, quelli stipendiati dai padroni, quelli che sanno parlar male di telejato perché ha più ascolti, che sanno parlar male della famiglia Maniaci tutta. Il fatto però che contro i boss si schiera sempre lui, non viene detto dalla concorrenza, il fatto che i filmati della cattura di Lo Piccolo che si vedono in Rai sono frutto della mano di Maniaci, non lo dicono. Il fatto che questi filmati li abbia regalati, e non venduti, questo non viene detto. Il fatto che per l’iniziativa "siamo tutti pino maniaci" ci sono prenotazioni fino a settembre, questo non viene detto. Luigi Ciotti ha lasciato un biglietto per Pino Maniaci. Testualmente dice "Cercare la verità: con passione, coraggio, rigore, senza riguardo verso chi vuole insabbiare, smorzare, condizionare. Cercare la verità, conoscendo i fatti, esercitando l’analisi, sapendo distinguere per non confondere. Siamo tutti Pino Maniaci. Perché Pino non deve sentirsi solo. Perché abbiamo bisogno di un giornalismo fatto di impegno civile". L’iniziativa "siamo tutti pino maniaci", voluta fortemente dall’associazione antimafia Rita Atria e sostenuta da tutti coloro che si sono sentiti parte in causa, consiste nel leggere per un giorno il TG al posto di questo piccolo grande uomo, per non lasciare spenti i riflettori su di lui. Perché finché ci sarà attenzione, ci sarà un faro puntato su di lui. Nel momento che le luci si spengneranno, la mafia (quella feroce, quella che non perdona) avrà carta bianca. Ma Pino ha deciso di morire per mano dello Stato, non per mano di Cosa Nostra, come simpaticamente ha dichiarato in un’intervista. Come? Fumando tutte le sigarette che riesce ad avere il tempo di comprare.
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