



Mario Ciancarella, capitano dell’Aeronautica ai tempi della strage di Ustica, è stato ospite nelle settimane scorse di Telejato e ha raccontato a Pino Maniaci la sua versione dei fatti.
Sulla fine del Dc9 dell’Itavia, caduto nei mari di Sicilia il 27 giugno 1980, abbiamo collezionate decine di “verita”, ma non c’è dubbio che quella di Ciancarella sia la più sconvolgente. Dunque, l’ex capitano ricorda che due giorni dopo la strage il maresciallo Dettori, radarista in servizio il 27 giugno e trovato impiccato nei mesi successivi, lo chiamò al telefono e gli disse: “Siamo stati noi, l’abbiamo tirato giù noi”, intendendo per “noi” l’aeronautica militare italiana. Ma fin qui nulla di nuovo: Ciancarella raccontò l’episodio nel ’92 ad Avvenimenti e il giornalista Andrea Purgatori riprese la notizia sul Corriere della Sera. Ora, però, Ciancarella dice di più, molto di più.
La sua tesi è che due caccia dell’Aeronautica militare decollarono da una base Nato in Sardegna e abbatterono il Dc9 dell’Itavia non per un errore durante l’inseguimento del Mig “libico” poi schiantatosi sulla Sila, ma per fare un favore agli Stati Uniti. Il piano Usa, sostiene Ciancarella, prevedeva di attribuire la responsabilità dell’abbattimento del Dc9 alla Libia e poter così dare il via libera a una rappresaglia nei confronti di quel Paese. Questo avrebbe provocato la caduta di Gheddafi, che proprio il 27 giugno era in volo per Varsavia, dove avrebbe incontrato il generale Jaruzelskj. Il via alla guerra sarebbe stato dato dalla portaerei americana Saratoga, ancorata nel porto di Napoli, che quella notte effettivamente prese il largo per qualche ora, poi rientrò. Perché il piano non fu completato? Perché Gheddafi – prosegue Ciancarella – fu avvertito in volo dai servizi segreti vicini ad Andreotti e tornò in tutta fretta a Tripoli. La tesi dell’ex militare, tra l’altro, avvalora pienamente un’ipotesi più volte emersa: il Mig “libico” non era decollato dalla Libia, ma da un aeroporto militare italiano, presumibilmente Pratica di mare. Faceva dunque parte del piano Usa.
Ciancarella, che nell’80 parlò della telefonata di Dettori al suo amico Sandro Marcucci, un colonnello dell’Aeronautica che morì in un misterioso incidente aereo nel ‘92, sostiene in sostanza che 181 cittadini italiani furono sacrificati per permettere agli Stati Uniti di rovesciare il regime di Gheddafi e impossessarsi del petrolio libico. Fantapolitica? Il delirio di un capitano radiato dall’Aeronautica? La cosa sorprendente è che la denuncia di Ciancarella a Telejato non ha registrato alcuna reazione. Ma Ciancarella, che adesso fa il libraio, quale interesse avrebbe ad invcentarsi una storia così clamorosa?

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