



Cos’è il giornalismo antimafia? Cosa vuol dire avere il coraggio di lottare scrivendo? Ho intervistato per Narcomafie il nostro direttore : Riccardo Orioles.
- Cosa vuol dire fare informazione antimafia oggi?Non permettere alla gente di adagiarsi nella normalità della mafia. La mafia oggi è "normale". Non che tutto sia mafia (neanche ai tempi del fascismo tutto era fascismo). Ma la mafia fa ormai parte a pieno titolo delle basi culturali ed economiche del Paese. E politiche, ovviamente.
- Per esempio? Per esempio, abbiamo al governo un partito che prima delle elezioni ha pubblicamente chiesto i voti della mafia (il "Mangano eroe" di Dell’Utri è stato trasparentemente questo). Si può far finta di non saperlo, certo, così si dorme meglio. Anche bravissima gente come Gronchi o Croce, all’inizio, non voleva capire che Mussolini non era la solita destra ma un’altra cosa. E questo cambiava tutto. Cambia tutto.
Perchè è così difficile avere un giornale o una rivista che racconti la verità in Sicilia?
Perché non la verità non è solo che si sono dei delinquenti, ma che questi delinquenti sono indispensabili al sistema. Perciò puoi denunciare il singolo episodio, ma non il contesto "normale" in cui si colloca. Puoi fare "fiction" (romantica, folkloristica, comunque "strana") ma non cronaca e analisi della normalità
Come si comporta la politica nei confronti dell’informazione verità?
Come vuoi che si comporti. In certi casi ti sparano. In certi altri ti mettono il bavaglio (è di questi giorni la condanna di Carlo Ruta per il suo sito). Ti lasciano alla fame. Oppure ti comprano, se ce la fanno. Da un certo livello in poi, la "politica" - come la chiami tu - non è mai indifferente. O ti sostiene (ma è un caso rarissimo) o ti dà addosso.
Sinistra compresa?
No, è una fesseria dire che sinistra e destra sono uguali. Storicamente, l’antimafia nasce di sinistra. Conquista uno schieramento più ampio solo negli anni Ottanta, con la Rete. E’ che la sinistra di ora, degli ultimi vent’anni, è una sinistra brodosa. Non è che Bertinotti o Veltroni non parlino bene dell’antimafia. Ma la lasciano sola. A noi, almeno, è capitato così.
- Pensi a Casablanca, il giornale che avete fatto con Graziella Proto?Anche. Ma Casablanca è solo l’ultimo episodio. Coi Siciliani è stato così, con Avvenimenti... La sinistra ufficiale, quella che conta, con noi è sempre stata amichevole, a parole. Nei fatti ci ha abbandonato. Ma lasciamo perdere queste cose. Parliamo di ora.
- Cos’è questo UCuntu? Ho visto il sito, pare strano...
UCuntu (www.ucuntu.org) è una sperimentazione, un progetto-pilota che se Dio vuole nei prossimi mesi potrebbe anche diventare importante. Ha una caratteristiche precise: comprende un giornale vero e proprio, un magazine neanche tanto male.
- Beh, mica è l’unico, su internet...
Certo. Però il nostro non è basato sul web (anche) ma sul pdf. Un magazine come tutti gli altri, solo che non è stampato. Lo leggi in internet e...
- Leggo un sacco di cose, su internet... Ok, questo però: a) lo leggi in maniera particolare, molto più semplice, molto più naturale, grazie al formato issuu.com - guarda qua, come scorre - e b) te lo puoi stampare tranquillamente a casa tua.
- Stampare? Certo. E’ ottimizzato per la stampa su una laser di casa. Immagina che le laser vengano a costare un bel po’ meno di ora (che già non costano poi tanto). Immagina che la carta da laser diventi più economica, diciamo a un paio di euri la risma. Immagina che... Beh, insomma immagina che a un certo punto il giornale, invece di uscire dalla redazione, andare in tipografia, uscire dalla tipografia, prendere un camion e correre fino all’edicola sotto casa tua, faccia il percorso più semplice redazione-casa tua - stampante: non sarebbe tutto più semplice? E meno costoso, anche. A questo punto persino noi poveracci ce la giocheremmo alla pari coi Grandi Imbonitori.
- Si, ma quando? Presto. Già tutti i grossi giornali si attrezzano con le ultimore in pdf. La tecnologia è già abbastanza matura. Il NYTimes dice che fra cinque anni non sa se stampa ancora in tipografia. Si muove tutto abbastanza in fretta. Io azzarderei che la home-press (chiamiamola così, tanto per sentirci importante) sarà al 10-15 per cento fra due anni e al 40-50 per cento fra cinque.
- A Catania? Dappertutto. D’altronde, il nostro progetto è nazionale; qui stiamo semplicemente sperimentando, con le forze che abbiamo. Ma se faccende com UCuntu cominciassero a uscire un po’ dappertutto - quest’estate prevediamo di farne spuntare una a Napoli, una in Puglia e una a Roma - la partita comincerebbe a essere interessante.
- E tu che ci guadagni. Niente. Un sacco. Niente soldi, un sacco di soddisfazione. E’ da diversi anni che lavoriamo (non da solo, con gente come Carlo Gubitosa o Rossomando & Feola, per esempio) a questo tipo di cose, a questo progetto. E’ un progetto bello, democratico. Permetterebbe di scrivere professionalmente a un sacco di ragazzi che ora sono costretti o a starsene zitti o ad andarsene a fare i precari dal ciancio della loro città. Io ho visto crescere un sacco di giovani giornalisti, a Catania, a Napoli, a Roma... Ne vedo crescere ancora, è il mio mestiere. Crescere e venire normalizzati o messi fuori, uno dopo l’altro, perché disturbano i padroni. Fra qualche anno potrebbe non succedere più. Fra qualche anno potrebbe esserci una rete di giovani giornalisti, in giro per questo paese.
- Ma come si fa a fare un giornale come UCuntu da qualche altra parte? Semplice: basta scriverci. Noi mandiamo le gabbie-base da riempire, e uno ci mette quello che vuole. Il trucco è che le gabbie sono semplicissime da utilizzare, anche un ragazzo riesce a impaginare così. Non sono XPress, InDesign e roba del genere (che poi costano un pacco di soldi). Sono puramente e semplicemente dei files .odt creati con un semplice word processor, Open Office: uno dei nostri ragazzi è riuscito a trovare lo sgamo per utilizzarlo come dtp, e funziona bene. E Open Office lo scarichi liberamente dal suo sito, perché è free software. Fra 3-4 mesi mettiamo in giro (gratis) il dvd con le gabbie base, Open Office, una libreria di disegni, una di foto. A quel punto se non riesci a farti da te un buon giornale è perché proprio non hai un cazzo da dire, non perché non si può fare...
- Bello. Ma con l’antimafia che c’entra? C’entra tutto, perché l’antimafia, l’antimafia seria, non quella di festa, è essenzialmente democrazia. E democrazia è essenzialmente diritto di parlare. Non blaterare e basta, gridare viva e abbasso da qualche parte. Parlare seriamente, autorevolmente, con cifre e dati. Professionali. Non sono solo i padroni a poterlo fare. Domani, fra tecnologia e creatività, potremo farlo anche noi.
- Ma la gente, l’informazione, la vuole o non la vuole? A volte pare che invece voglia il grande fratello, le veline? A volte lo penso anch’io. Ma vedi, non c’è niente di male: basta che sia divertimento, e non rincoglionimento programmato. A Torino gli operai leggevano il giornale di Gramsci, e leggevano i feuilletton di Carolina Invernizio, per esempio. Gramsci doveva fare le corse per cercare di non esser meno palloso del romanzetto a puntate. Quando ci riusciva, allora gli operai mettevano in modo il cervello e nel giro di due mesi ti occupavano la Fiat.
- Qual è il futuro dell’informazione antimafia? Mah. Qualcosa del genere che abbiamo detto, inutile girarci attorno. Sopravviveranno strumenti utili come Antimafia Duemila, come Narcomafie, forse qualcun altro. Ma il grosso del lavoro (l’antimafia sociale, dice qualcuno; e io aggiungerei: l’antimafia allegra) dovrà farlo qualcun altro, con strumenti veramente moderni, internet più stampante di casa. Più - forse - free-press di tipo nuovo; ma questo è un discorso in più, e abbastanza complicato.
- Ma perchè non c’è unione, ma parecchie voci disperse e frammentate in Italia, che scrivono e lottano contro la criminalità organizzata? Beh, da un lato è fisiologico, e da un certo punto di vista (nell’antimafia gli stronzi sono pochi: quelli che non mancano magari sono quelli un po’ vanitosi...) è anche positivo. Nella sinistra dell’avvenire bisognerà stare attentissimi ad avere tante teste diverse, tante critiche, tante idee: il monolitismo è esattamente ciò che ci ha fottuti, e non noi solamente, nel Novecento. Però c’è anche il fatto che non ci siamo ancora resi ben conto di cosa sta succedendo, di cosa ci tocca fare. Oggi non stiamo più a "far lotta" contro questo o quel singolo mafioso. Stiamo a far lotta contro tutto un Sistema (come giustamente lo chiama Saviano) e soprattutto stiamo a costruire un "per" qualcosa. Stavolta lo costruiremo democraticamente e tutti insieme, senza vangeli-guida, senza profeti.
- Che ne pensi del decreto sulle intercettazioni, sugli atti giudiziari? Che vuoi che ne pensi. L’abbiamo detto all’inizio. E’ un regime. Non credere che Mussolini abbia fatto tutto così tutt’a un tratto. Era molto "ragionevole", all’inizio, molto "pacificatore". E il vecchio notabile ci cascava. I ragazzi - gente come Gobetti - no. Loro hanno capito subito di che si trattava si sono messi subito a lavorare per creare un’altra cosa. Cerchiamo di essere all’altezza anche noi.
- Perchè è così difficile avere denaro e appoggio politico per aprire un nuovo giornale a Catania?Devo ridere? Ma lo sai chi sono i politici, gli imprenditori, gli editori (plurale maiestatis, visto che ce n’è uno solo) a Catania? Quel che hanno fatto in questi vent’anni, quello che stanno facendo in questo momento, ora?
- Cosa vuol dire quella frase di Fava che dice "Il giornalismo fatto di verità sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo"? Che il giornalismo è una forma forte di politica. Non di propaganda, non di ideologia. Di politica alta, da polis, quella vera. Il giornalismo non è lo scoop occasionale, non è l’esternazione eburnea del fighetto intellettuale. Il giornalismo parla per tutti, soffre con tutti, appartiene a tutti, dà la parola. Il giornalismo è il braccio armato della democrazia.
- Che differenza c’è tra un buon giornalista e un giornalista antimafia? E quali sono le principali caratteristiche di un giornalista antimafia?
Travaglio, che è un buon giornalista, non è un militante democratico - nel senso profondo e duro che dicevamo di sopra. Giuseppe Fava lo era. Lottava per qualcuno e per qualcosa. Una volta, molto prima che io lo conoscessi, fece un’inchiesta sui bambini di Palma di Montechiaro - i più abbandonati, allora, i più poveri di tutti. C’era il primato europeo della mortalità infantile, in questo paesino di allora. Lui fece dei buoni articoli, dei buoni pezzi. Scriveva bene. Denunciò la questione. Questo è il buon giornalista. Ma parlando con noi, molti anni dopo, lui ancora serrava le mascelle al ricordo, era ancora incazzato. Non era semplicemente l’oggetto di un’inchiesta, la miseria di quei bambini. Era un’ingiuria intollerabile, un’offesa personale. Questo è il giornalista antimafia, questo e niente di meno.
Perchè dai tutto per il buon giornalismo?I tuoi colleghi lo fanno? Domanda uno, mi diverto. Domanda due, poveretti loro.
da Narcomafie

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