



Che fine fa un’area verde, in un quartiere abbandonato? Venite in via De Lorenzo, qui a San Cristoforo, e vedrete...
Doveva essere “un polmone verde all’interno di un tessuto urbano degradato” con aree per l’infanzia, per la terza età e per la conversazione ed il relax. Doveva avere un impianto fotovoltaico, una fontana e una bambinopoli. I lavori di costruzione sono stati fatti, ma la vita di questa piazza è stata estremamente breve. Solo due parole bastano a raccontare cos’è oggi: degrado e pericolo. Le altalene, gli scivoli, e gli altri giochi un paio di mesi fa sono addirittura scomparsi e secondo qualche abitante il Comune provvederà presto a chiudere tutta l’area. Erba secca e rifiuti ovunque. All’ombra delle uniche due file di pannelli solari scampati all’assalto dei vandali, ci sono quattro bambini su un tavolo di pietra. Hanno tutti circa cinque anni. Alle loro spalle il ricordo della bambinopoli. “Si purtaru tutti cosi. Prima i smuntaru e poi si purtaru…”, spiega uno. “E perché hanno portato via i giochi?” “Perché erano tutti rotti, dipinti e qui venivano a fumare. Ci hanno detto che la stanno chiudendo e ce li hanno tolti.” “E che faranno di questa piazza?”, chiedo cercando di capire la frontiera infantile tra realtà e immaginazione. “Ora la chiudono, questa piazza! Distruggono tutto, poi la risistemano, ci mettono un custode e poi fanno entrare solo i bambini. E qua davanti ci attaccano un cartello con su scritto “vietato ai grandi”!”. I piccoli parlano senza prendere fiato, le loro frasi si accavallano nell’entusiasmo di spiegare a una che non è della zona la vita di quella piazza, in cui almeno adesso se la giocano da padroni. Poi iniziano a camminare tra resti bruciati e rifiuti, dove doveva sorgere un tempo un casotto di cui restano i bassi muretti della base. I bambini ci salgono e continuano i loro racconti senza stare fermi. “Qua ci abitava un vecchio con un cane. Poi un giorno gli hanno incendiato la casa e lui è andato a chiamare i pompieri”. “Anche dà sutta c’è n’autra casa ca incendiaru!”. Questa piazzetta è il luogo di ritrovo “dei grandi, di quelli che si baciano”, mi dicono con un sorriso maliziosetto, “e di quelli che vengono a bere e fumare spinelli”. Con un’asticella di plastica piegata in due a mo’ di pinza i bambini iniziano a scavare tra i rifiuti ammassati nei pozzetti scoperti. E qui di pozzetti scoperti ce ne sono almeno tre. Tirano fuori rifiuti che vanno ad infittire lo strato di munnizza che a chiazze riveste l’area. I bambini afferrano pezzi di carta stagnola accartocciata “ca servi a fari i stecchi!”, poi uno trova un pacco di cartine lunghe ancora integro (perché di già usati se ne contano a bizzeffe), ne sfila una e la alza come un trionfo. “Cu chista si fannu i spinelli!”. Poi mi mostrano le cassette degli impianti elettrici sconquassate che sono i “ripostigli” utilizzati dagli habitué. All’interno c’è di tutto. Con le loro pinze i quattro continuano a estrarre cartacce, cartine e pattume. Improvvisamente uno inizia a gridare “Signora, signora! Vinissi a taliari! U fumu c’è!”. La sua pinza regge stavolta una bustina di erba. Tutti restiamo a guardare. Poi la lanciano via e con quattro calci è già dentro un tombino. Sotto l’ulivo, con la pinza mi mostrano una cosina blu. “U veleno pi surici!”. “Il veleno per le sorcie”, traduce uno. “Ci sono i topi?”, faccio io. “Sì, ma ci mintemu chistu, iddi su mangiunu e nuatri putemu jucari!”. “E in quali altri posti andate a giocare?” “Ai Saletti, ‘nfacci all’oratorio, ma macari dda fumunu spinelli!… Oppure a piazza Barcellona, ma è a stissa cosa… ci venunu i grandi…”.
I Cordai

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