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“Vietato ai grandi!”


Che fine fa un’area verde, in un quartiere abbandonato? Venite in via De Lorenzo, qui a San Cristoforo, e vedre­te...


19 luglio 2010, di Redazione




Doveva essere “un polmone verde al­l’interno di un tessuto urbano degradato” con aree per l’infanzia, per la terza età e per la conversazione ed il relax. Doveva avere un impianto fotovoltaico, una fonta­na e una bambinopoli. I lavori di costruzione sono stati fatti, ma la vita di questa piazza è stata estremamen­te breve. Solo due parole bastano a raccon­tare cos’è oggi: degrado e pericolo. Le al­talene, gli scivoli, e gli altri giochi un paio di mesi fa sono addirittura scomparsi e se­condo qualche abitante il Comune provve­derà presto a chiudere tutta l’area. Erba secca e rifiuti ovunque. All’ombra delle uniche due file di pannelli solari scampati all’assalto dei vandali, ci sono quattro bambini su un tavolo di pietra. Hanno tutti circa cinque anni. Alle loro spalle il ricordo della bambinopoli. “Si purtaru tutti cosi. Prima i smuntaru e poi si purtaru…”, spiega uno. “E perché hanno portato via i giochi?” “Perché erano tutti rotti, dipinti e qui ve­nivano a fumare. Ci hanno detto che la stanno chiudendo e ce li hanno tolti.” “E che faranno di questa piazza?”, chie­do cercando di capire la frontiera infantile tra realtà e immaginazione. “Ora la chiudono, questa piazza! Di­struggono tutto, poi la risistemano, ci met­tono un custode e poi fanno entrare solo i bambini. E qua davanti ci attaccano un cartello con su scritto “vietato ai grandi”!”. I piccoli parlano senza prendere fiato, le loro frasi si accavallano nell’entusiasmo di spiegare a una che non è della zona la vita di quella piazza, in cui almeno adesso se la giocano da padroni. Poi iniziano a cammi­nare tra resti bruciati e rifiuti, dove doveva sorgere un tempo un casotto di cui restano i bassi muretti della base. I bambini ci sal­gono e continuano i loro racconti senza stare fermi. “Qua ci abitava un vecchio con un cane. Poi un giorno gli hanno in­cendiato la casa e lui è andato a chiamare i pompieri”. “Anche dà sutta c’è n’autra casa ca incendiaru!”. Questa piazzetta è il luogo di ritrovo “dei grandi, di quelli che si baciano”, mi dicono con un sorriso maliziosetto, “e di quelli che vengono a bere e fumare spinel­li”. Con un’asticella di plastica piegata in due a mo’ di pinza i bambini iniziano a scavare tra i rifiuti ammassati nei pozzetti scoperti. E qui di pozzetti scoperti ce ne sono almeno tre. Tirano fuori rifiuti che vanno ad infittire lo strato di munnizza che a chiazze riveste l’area. I bambini afferra­no pezzi di carta stagnola accartocciata “ca servi a fari i stecchi!”, poi uno trova un pacco di cartine lunghe ancora integro (perché di già usati se ne contano a bizzeffe), ne sfila una e la alza come un trionfo. “Cu chista si fannu i spinelli!”. Poi mi mostrano le cassette degli im­pianti elettrici sconquassate che sono i “ri­postigli” utilizzati dagli habitué. All’inter­no c’è di tutto. Con le loro pinze i quattro continuano a estrarre cartacce, cartine e pattume. Improvvisamente uno inizia a gridare “Signora, signo­ra! Vinissi a taliari! U fumu c’è!”. La sua pinza regge stavolta una bustina di erba. Tutti restiamo a guar­dare. Poi la lanciano via e con quattro calci è già dentro un tom­bino. Sotto l’ulivo, con la pinza mi mostrano una cosina blu. “U veleno pi surici!”. “Il veleno per le sorcie”, traduce uno. “Ci sono i topi?”, faccio io. “Sì, ma ci minte­mu chistu, iddi su mangiunu e nuatri pute­mu jucari!”. “E in quali altri posti andate a giocare?” “Ai Saletti, ‘nfacci all’oratorio, ma macari dda fumunu spinelli!… Oppure a piazza Barcellona, ma è a stissa cosa… ci venunu i grandi…”.

Sonia Giardina,

I Cordai


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