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“Voi politici dormite, noi cittadini progettiamo”


Il Sovrintendente alla Belle Arti di Catania, dottor Gesualdo Campo - che dopo aver trala­sciato per anni di tutelare il patrimonio artistico del quartiere ha promosso il violento sgombero della sua unica struttura sociale - ha fatto carriera ed è stato promosso da Lom­bardo dirigente generale del Dipartimento regionale dei beni culturali. Gli abitanti dell’Anti­co Corso, nel frattempo, continuano a difendere i loro beni culturali e il loro diritto a uno sviluppo civile del quartiere. Progettano, addirittura. Ecco le loro proposte


2 gennaio 2010, di Redazione




Tra marginalità ed espulsione.

I quartieri Antico Corso, Idria e Montever­gine vivono uno stato di perenne marginali­tà, a ridosso del nucleo centrale del centro storico. Basta analizzare la storia del recupero del­l’Antico Corso, alla fine dell’ottocento con la proposta di Gentile Cusa, continuata per tutta la prima metà del novecento con le proposte di piani di ricostruzione, per arri­vare ai massicci sventramenti fatti dai vari Enti dal 1950 al 1970, eseguiti senza logica progettuale, né piano urbanistico, l’unico risultato è stato di provocare l’espulsione di centinaia di abitanti, snaturando l’identità del quartiere. Questa marginalità nell’ultimi decenni è consolidata da chi ha gestito la città, con l’obbiettivo principale di accrescere, il di­stacco fisico tra abitanti del quartiere e “strutture istituzionali”.

Casualità degli interventi e causalità del­la politica dell’Università

La mancanza di un progetto per il “centro Storico”, determinata dalla volontà politica e supportata dal placido consenso della So­vrintendenza, ha generato un meccanismo di casualità degli interventi, che sta produ­cendo gli stessi fenomeni descritti, basta analizzare gli ultimi avvenimenti che vede l’Università il soggetto principale in questo ruolo. Il quartiere aveva accolto con speranze l’ar­rivo dell’Università, con la consapevolezza che la sua presenza sarebbe stata occasione per un restauro del patrimonio monumenta­le nel quartiere e con la certezza che com­portasse l’inizio del recupero del tessuto abitativo tradizionale, nella logica di una politica della casa, meno esposta al rischio di speculazioni ed espulsioni dei residenti, di localizzazione di servizi e strutture capa­ce di migliorare la qualità della vita del quartiere, dotandolo di parcheggi, aree a verde, isole pedonali, ecc.

Alla amministrazione non interessano i concorsi Europan?

A queste occasioni mancate, bisogna ag­giungere il disinteresse dei vari amministra­tori, dei concorsi di progettazione di Euro­pan, che negli ultimi anni ha visto “ l’Anti­co Corso” come uno dei temi di confronto progettuale tra i giovani architetti europei.

Il progetto Urban  a discapito del Reclu­sorio della Purità.

Un capitolo a parte meriterebbe il progetto Urban, un progetto che negli obbiettivi pro­posti dalla Comunità Europea, doveva in­nescare innumerevoli occasioni di sviluppo economico e di riscatto sociale e culturale dei quartieri più disagiati della città. Risul­tato evidente è una espropriazione in­debita, fatta dall’Università a discapito del­lo spa­zio unitario del “Reclusorio della Pu­rità”.

Se L’università travolge la memoria ar­cheologica del quartiere.

Il fatto sconcertante è che l’Università ha iniziato a demolire questo patrimonio della città, costituito da importanti resti di edifici settecenteschi, da antichi muri di fortifica­zione spagnola, che servivano da collega­mento tra i bastioni degli infetti e la porta del Re ( non più esistente) e stravolgendo l’equilibrio morfologico di quello che resta­va della collina di Montevergine sede della antica Acropoli catanese. Tutto questo scempio, per realizzare altre aule universitarie, penalizzando ancora di più il quartiere che rischia, il definitivo col­lasso urbano per sopportare quest’altro ca­rico di strutture . Tutte occasione perse per la città ed in par­ticolare, di una parte di città che paga un alto prezzo alla comunità cittadina.

Un’area a uso di parcheggio ? 

Un’area che fin dagli anni 50 è stata desti­nata a mega-parcheggio al servizio delle strutture pubbliche, presenti nel quartiere: l’ospedale Santa Marta, l’ospedale V. Ema­nuele, l’ospedale Bambino, il Liceo Speda­lieri, l’Università con le sue varie sedi, la rimessa dell’A.m.t. la rimessa della Provin­cia, l’ufficio Tecnico, il Genio Civile e per ultimo, l’Accademia delle belle Arti.

Marginalità senza notizia.

Siamo cittadini che da decenni vivono in questa periferia centrale della città, “l’anti­co Corso” un quartiere non più eclatante, dato che nessun giornale né televisione lo­cale ne parla, non fa notizia e quindi non viene attenzionato, dalle commissioni e rappresentanti delle istituzioni anche se ha un sacco di case chiuse ed abbandonate, un quartiere che non è chic, non ha negozi di alta moda né ricche attività commerciali. Un quartiere dove migliaia di cittadini pas­sano veloci durante il giorno, interessati a scaricare persone e a cercare un marciapie­de per posteggiare la loro automobile in­somma, un quartiere abbandonato ad un destino ormai senza ritorno.

Abitare nel centro dimenticato.

Non chiediamo la disponibilità di utilizzare gli spazi e i servizi che queste “strutture” (anche se sarebbe opportuno in una so­cietà democratica fare interagire gli abitanti del quartiere con queste), ma riven­dichiamo il diritto di poter vivere insieme a d esse, per rompere lo stato di asso­luto ab­bandono e disinteresse dimostrato dalle Istituzione, quali: la Sovrintendenza che nega nel modo allucinante, l’enorme pre­senza di beni architettonici e archeologi­ci a cielo aperto presenti nel quartiere e la­sciati ad un irreversibile processo di degra­do, vedi la Torre del Vescovo, la Torre Arago­nese, le Mura Normanne, i Bastioni degli infetti, il Reclusorio della Purità, il Reclu­sorio del S. Bambino.Al processo di degra­do, si deve aggiun­gere il pericolo che cor­rono gli abi­tanti della zona per la pre­senza di sterpa­glie in tutti i resti monumen­tali, e il grave pericolo di crollo di alcuni di essi. L’Amministrazione Comunale è consape­vole dei gravi danni che provocherebbe un incendio di queste sterpaglie, data la pre­senza di strutture sanitarie e di parecchi edifici circostanti all’area ? La Sovrintendenza ha mai sottoposto ad una verifica statica, ed in particolare dopo l’evento sismico del 90, le torri, i muri e i resti storici , per individuare i possibili pe­ricoli di crollo di questi? Perché non riusciamo ad ave­re un servizio di pulizia delle strade ef­ficienti una disinfestazione periodica che as­sicuri un ri­dimensionamento del numero dei ratti? Perché non possiamo usufruire degli spa­zi vuoti presenti nel quartiere? Con pochi sol­di e tanta voglia di fare, e in attesa del P.R.G. potrebbero dare occasione di gioco a bambini e spazi per gli anziani del quartie­re, restituire spazi architettonici ai catanesi e ai turisti. Occasione questa, che potrebbe innescare un processo di rilancio delle atti­vità commerciali e artigianali. Come uscire dai condizionamenti?

La periferia non è una condizione di di­stanza, ma una condizione di interessi.

Crediamo che la magagior parte di questi problemi sono risolvibili in poco tempo. Per gli altri gli chiediamo un impegno pro­grammatico all’attuale amministrazione. 1. Un tavolo di verifica sugli obiettivi del progetto della Purità, con l’Universitàa, la Sovrintendenza, l’Amministrazione Comu­nale e gli abitanti del quartiere, in modo da garantire la sopportabilità di questo inter­vento ed evitare problemi di carico urbano. 2. Intervenire nei confronti dell’Universi­tà per fargli assumere un impegno serio ad una politica di investimenti per la residenza abitativa degli studenti. Siamo certi che ciò bloccherebbe il processo di speculazione nel quartiere. L’attuale disinteresse dell’Università, sta provocando continui aumenti degli affitti delle case, con la conseguenza che decine e decine di abitanti sono costretti a lasciare il quartiere. Ad esempio l’Università, potrebbe indivi­duare nell’Ospedale S Marta un pos­sibile contenitore da riconvertire in case per stu­denti. 3. Individuazione di aree, da destinare a spazi verde attrezzato, con la realizzazione di un percorso storico archeologico e pae­saggistico, che vede nei bastioni degli In­featti, le mura normanne, le torre , la colata lavica del 1669, elementi portanti di questa proposta. 4. Riqualificazione di alcuni contenitori storici architettonici, vedi il Reclusorio del S. Bambino, come centro polivalente che possa ospitare, un asilo nido,un consultorio famigliare, un centro di assistenza per i gio­vani del quartiere. 5. Elaborare un piano di recupero per l’e­dilizia residenziale, che tenga conto del tes­suto abitativo tradizionale nella logica, di una politica della casa meno esposta al ri­schio di speculazioni ed espulsioni dei resi­denti, di localizzazione di servizi e strutture capa­ce di migliorare la qualità della vita del quartiere, come parcheggi, aree a verde, isole pedonali, ecc. 7. Gestione della pulizia del quartiere ad al­tro soggetto, che non sia quello che l’ ha eseguita negli ultimi 20 anni. Manutenzione dei marciapiedi e verifica della funzionalità dei tombini per la raccol­ta dell’acqua piovana. 8. Impegno dell’Amministrazione a risolve­re l’inquinante presenza delle autori­messe pubbliche, AMT e Provincia, recupe­rando queste aree ad un uso più proprio, ad esem­pio l’area AMT integrata al percorso ar­cheologico paesaggistico, mentre la rimessa della provincia potrebbe ospitare un centro sportivo per il quartiere. 9. Una gestione dei fondi per l’assistenza all’infanzia e alle famiglie disagiate, che tenga conto della reale presenza degli abi­tanti sul territorio.

Comitato Popolare “Antico Corso” 


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