



Il Sovrintendente alla Belle Arti di Catania, dottor Gesualdo Campo - che dopo aver tralasciato per anni di tutelare il patrimonio artistico del quartiere ha promosso il violento sgombero della sua unica struttura sociale - ha fatto carriera ed è stato promosso da Lombardo dirigente generale del Dipartimento regionale dei beni culturali. Gli abitanti dell’Antico Corso, nel frattempo, continuano a difendere i loro beni culturali e il loro diritto a uno sviluppo civile del quartiere. Progettano, addirittura. Ecco le loro proposte
I quartieri Antico Corso, Idria e Montevergine vivono uno stato di perenne marginalità, a ridosso del nucleo centrale del centro storico. Basta analizzare la storia del recupero dell’Antico Corso, alla fine dell’ottocento con la proposta di Gentile Cusa, continuata per tutta la prima metà del novecento con le proposte di piani di ricostruzione, per arrivare ai massicci sventramenti fatti dai vari Enti dal 1950 al 1970, eseguiti senza logica progettuale, né piano urbanistico, l’unico risultato è stato di provocare l’espulsione di centinaia di abitanti, snaturando l’identità del quartiere. Questa marginalità nell’ultimi decenni è consolidata da chi ha gestito la città, con l’obbiettivo principale di accrescere, il distacco fisico tra abitanti del quartiere e “strutture istituzionali”.
La mancanza di un progetto per il “centro Storico”, determinata dalla volontà politica e supportata dal placido consenso della Sovrintendenza, ha generato un meccanismo di casualità degli interventi, che sta producendo gli stessi fenomeni descritti, basta analizzare gli ultimi avvenimenti che vede l’Università il soggetto principale in questo ruolo. Il quartiere aveva accolto con speranze l’arrivo dell’Università, con la consapevolezza che la sua presenza sarebbe stata occasione per un restauro del patrimonio monumentale nel quartiere e con la certezza che comportasse l’inizio del recupero del tessuto abitativo tradizionale, nella logica di una politica della casa, meno esposta al rischio di speculazioni ed espulsioni dei residenti, di localizzazione di servizi e strutture capace di migliorare la qualità della vita del quartiere, dotandolo di parcheggi, aree a verde, isole pedonali, ecc.
A queste occasioni mancate, bisogna aggiungere il disinteresse dei vari amministratori, dei concorsi di progettazione di Europan, che negli ultimi anni ha visto “ l’Antico Corso” come uno dei temi di confronto progettuale tra i giovani architetti europei.
Un capitolo a parte meriterebbe il progetto Urban, un progetto che negli obbiettivi proposti dalla Comunità Europea, doveva innescare innumerevoli occasioni di sviluppo economico e di riscatto sociale e culturale dei quartieri più disagiati della città. Risultato evidente è una espropriazione indebita, fatta dall’Università a discapito dello spazio unitario del “Reclusorio della Purità”.
Il fatto sconcertante è che l’Università ha iniziato a demolire questo patrimonio della città, costituito da importanti resti di edifici settecenteschi, da antichi muri di fortificazione spagnola, che servivano da collegamento tra i bastioni degli infetti e la porta del Re ( non più esistente) e stravolgendo l’equilibrio morfologico di quello che restava della collina di Montevergine sede della antica Acropoli catanese. Tutto questo scempio, per realizzare altre aule universitarie, penalizzando ancora di più il quartiere che rischia, il definitivo collasso urbano per sopportare quest’altro carico di strutture . Tutte occasione perse per la città ed in particolare, di una parte di città che paga un alto prezzo alla comunità cittadina.
Un’area che fin dagli anni 50 è stata destinata a mega-parcheggio al servizio delle strutture pubbliche, presenti nel quartiere: l’ospedale Santa Marta, l’ospedale V. Emanuele, l’ospedale Bambino, il Liceo Spedalieri, l’Università con le sue varie sedi, la rimessa dell’A.m.t. la rimessa della Provincia, l’ufficio Tecnico, il Genio Civile e per ultimo, l’Accademia delle belle Arti.
Siamo cittadini che da decenni vivono in questa periferia centrale della città, “l’antico Corso” un quartiere non più eclatante, dato che nessun giornale né televisione locale ne parla, non fa notizia e quindi non viene attenzionato, dalle commissioni e rappresentanti delle istituzioni anche se ha un sacco di case chiuse ed abbandonate, un quartiere che non è chic, non ha negozi di alta moda né ricche attività commerciali. Un quartiere dove migliaia di cittadini passano veloci durante il giorno, interessati a scaricare persone e a cercare un marciapiede per posteggiare la loro automobile insomma, un quartiere abbandonato ad un destino ormai senza ritorno.
Non chiediamo la disponibilità di utilizzare gli spazi e i servizi che queste “strutture” (anche se sarebbe opportuno in una società democratica fare interagire gli abitanti del quartiere con queste), ma rivendichiamo il diritto di poter vivere insieme a d esse, per rompere lo stato di assoluto abbandono e disinteresse dimostrato dalle Istituzione, quali: la Sovrintendenza che nega nel modo allucinante, l’enorme presenza di beni architettonici e archeologici a cielo aperto presenti nel quartiere e lasciati ad un irreversibile processo di degrado, vedi la Torre del Vescovo, la Torre Aragonese, le Mura Normanne, i Bastioni degli infetti, il Reclusorio della Purità, il Reclusorio del S. Bambino.Al processo di degrado, si deve aggiungere il pericolo che corrono gli abitanti della zona per la presenza di sterpaglie in tutti i resti monumentali, e il grave pericolo di crollo di alcuni di essi. L’Amministrazione Comunale è consapevole dei gravi danni che provocherebbe un incendio di queste sterpaglie, data la presenza di strutture sanitarie e di parecchi edifici circostanti all’area ? La Sovrintendenza ha mai sottoposto ad una verifica statica, ed in particolare dopo l’evento sismico del 90, le torri, i muri e i resti storici , per individuare i possibili pericoli di crollo di questi? Perché non riusciamo ad avere un servizio di pulizia delle strade efficienti una disinfestazione periodica che assicuri un ridimensionamento del numero dei ratti? Perché non possiamo usufruire degli spazi vuoti presenti nel quartiere? Con pochi soldi e tanta voglia di fare, e in attesa del P.R.G. potrebbero dare occasione di gioco a bambini e spazi per gli anziani del quartiere, restituire spazi architettonici ai catanesi e ai turisti. Occasione questa, che potrebbe innescare un processo di rilancio delle attività commerciali e artigianali. Come uscire dai condizionamenti?
Crediamo che la magagior parte di questi problemi sono risolvibili in poco tempo. Per gli altri gli chiediamo un impegno programmatico all’attuale amministrazione. 1. Un tavolo di verifica sugli obiettivi del progetto della Purità, con l’Universitàa, la Sovrintendenza, l’Amministrazione Comunale e gli abitanti del quartiere, in modo da garantire la sopportabilità di questo intervento ed evitare problemi di carico urbano. 2. Intervenire nei confronti dell’Università per fargli assumere un impegno serio ad una politica di investimenti per la residenza abitativa degli studenti. Siamo certi che ciò bloccherebbe il processo di speculazione nel quartiere. L’attuale disinteresse dell’Università, sta provocando continui aumenti degli affitti delle case, con la conseguenza che decine e decine di abitanti sono costretti a lasciare il quartiere. Ad esempio l’Università, potrebbe individuare nell’Ospedale S Marta un possibile contenitore da riconvertire in case per studenti. 3. Individuazione di aree, da destinare a spazi verde attrezzato, con la realizzazione di un percorso storico archeologico e paesaggistico, che vede nei bastioni degli Infeatti, le mura normanne, le torre , la colata lavica del 1669, elementi portanti di questa proposta. 4. Riqualificazione di alcuni contenitori storici architettonici, vedi il Reclusorio del S. Bambino, come centro polivalente che possa ospitare, un asilo nido,un consultorio famigliare, un centro di assistenza per i giovani del quartiere. 5. Elaborare un piano di recupero per l’edilizia residenziale, che tenga conto del tessuto abitativo tradizionale nella logica, di una politica della casa meno esposta al rischio di speculazioni ed espulsioni dei residenti, di localizzazione di servizi e strutture capace di migliorare la qualità della vita del quartiere, come parcheggi, aree a verde, isole pedonali, ecc. 7. Gestione della pulizia del quartiere ad altro soggetto, che non sia quello che l’ ha eseguita negli ultimi 20 anni. Manutenzione dei marciapiedi e verifica della funzionalità dei tombini per la raccolta dell’acqua piovana. 8. Impegno dell’Amministrazione a risolvere l’inquinante presenza delle autorimesse pubbliche, AMT e Provincia, recuperando queste aree ad un uso più proprio, ad esempio l’area AMT integrata al percorso archeologico paesaggistico, mentre la rimessa della provincia potrebbe ospitare un centro sportivo per il quartiere. 9. Una gestione dei fondi per l’assistenza all’infanzia e alle famiglie disagiate, che tenga conto della reale presenza degli abitanti sul territorio.

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