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“Vorremmo studiare anche noi” “Che pretese!”


“Fusione”, “verticalizzazione”, “dimensionamento”: a Catania più di trenta scuole entrano nel piano di razionalizzazione scolastica inviato dalla Re­gione al Ministero della Pubblica Istruzione. La prima impressione, qui da noi come altrove, è che l’istruzione pubblica non rientri più fra le massime priorità: l’economia viene molto prima, e i bambini vengono molto dopo. Come cambieranno le nostre scuole nei prossimi anni?


7 marzo 2009, di Redazione




- E tu quanti ne hai?
- Quattrocento!
- Allora vai con quella che ne ha solo duecento!
- Ma veramente io...
- Lasciami lavorare!... Questa la met­to lì, quella la alzo un po’, e l’altra??!... Meglio abbatterla, ma sì! 250 + 360 = 610, numeri e computi…, risparmio, ef­ficienza, 380 x 2=…!” È andata proprio così. L’Assessorato Regionale alla Pubblica Istruzione ha aderito al "piano di verticalizzazione e dimensionamento" della rete scolastica con un progetto, oggi sul tavolo ministe­riale, che sta creando forti preoccupazio­ni. “Un piano che persegue solo criteri “ragionieristici”, cioè numerici, risponde alla logica della non razionalizzazione”, allerta Antonio Alessandro Massimino, Dirigente Scolastico della “Manzoni”. La storica scuola dell’Antico Corso, su­bendo come altri istituti le incongruenze del piano di rimodellamento scolastico, sarà infatti accorpata alla “Diaz”, a sua volta verticalizzata, cioè trasformata in istituto comprensivo. “Purtroppo i para­metri che impongono la fusione delle au­tonomie scolastiche con meno di 500 alunni non sono stati rispettati perché non si è preso in considerazione il nume­ro di allievi effettivi. Infatti anche se ab­biamo – spiega Massimino –300 alunni, ad essi bisogna aggiungere i corsisti del­la formazione per adulti, quelli della scuola carceraria, nonché le classi pri­mavera; e lo stesso vale per la “Diaz” che, con i presìdi ospedalieri, conta un numero elevatissimo di studenti. Sarà estremamente complesso gestire un’u­tenza così vasta e dubito che questo nuo­vo polo didattico sia in grado di resiste­re. Inoltre non capisco con quale “ratio” si possano fondere due tipologie talmen­te diverse di scuola: la “Diaz” tradizio­nalmente di élite non ha nulla a che ve­dere con la “Manzoni” i cui utenti pro­vengono quasi tutti da quartieri a rischio come S. Cristoforo, Antico Corso e Pas­sarello. Certamente i genitori della “Diaz” non iscriveranno i propri figli nelle prime medie della “Manzoni”, ma li indirizzeranno verso istituti come la “Majorana””. Tantissimi presidi temono nel giro di pochi anni “la fisiologica morte di molte scuole”, anche perché, come sottolinea Giuseppe Adernò, preside dell’ I.C.S. “Parini”, “le scuole di nuova istituzione, frutto della verticalizzazione, per diversi anni non riusciranno ad avere un corpo docente stabile in quanto la nascita di nuove classi comporterà inevitabilmente la presenza di “spezzonisti”, vale a dire di insegnanti che, impegnati per spezzo­ni di un regolare orario settimanale, ruo­teranno tra sedi operative diverse. Ciò porterà ad un’offerta formativa dequali­ficante e a un calo di iscrizioni, e cosa ancor più grave molti nuovi istituti com­prensivi saranno tali solo di nome e non di fatto, dato che certe scuole non hanno né i locali, né gli strumenti e neppure l’unitarietà del corpo docente per com­piere un tale passaggio”. Ma in che modo è stato formulato il piano del rimodellamento della rete sco­lastica catanese? Come di rito, l’operazione di ascolto c’è stata: l’Assessore alle Politiche Sco­lastiche Sebastiano Arcidiacono, che oggi decanta il successo di un’armoniosa concertazione, ha incontrato presidi e sindacati, ma si è fermato all’ascolto.

In questo modo le esigenze territo­riali, le urgenze formative delle fami­glie, le pro­poste dei docenti e degli alunni non han­no trovato spazio nell’e­laborazione pro­gettuale, e il risultato è un testo in cui sfuggono i criteri degli accorpamenti e delle verticalizzazioni. Che senso hanno tre istituti comprensi­vi a San Cristoforo – “Tempesta”, “Do­ria” e “Battisti” – as­sai vicini tra loro? Chi capitolerà tra i tre? Cosa giustifica questa spasmodica corsa alla verticaliz­zazione? Perché ac­corpare due scuole distanti più di 3 km, se in mezzo ce n’è un’altra? In attesa della valutazione dei tecni­ci del Ministro Gelmini, Giuseppe Adernò in qualità di presidente provin­ciale ASA­SI Catania, ha presentato 11 proposte di modifica al piano di dimen­sionamento che “rispondono tutte – come si legge nel documento - ai prin­cipi di territoria­lità, di sviluppo urbani­stico, di rispetto delle esigenze dei ge­nitori, di razionaliz­zazione”. “Non si doveva costruire un piano di dimensionamento come questo, in cui prevalgono numeri e accostamenti. for­mali” chiarisce Adernò. “Al contrario, bisogna­va promuo­vere un’idea di scuola-servi­zio in gra­do di portare allo sviluppo di una scuo­la di qualità nel terri­torio, munita di tutti gli apparati e le strutture necessarie per farlo. Questa do­veva es­sere l’idea di un progetto di razionaliz­zazione serio al­l’interno delle realtà territoriali, ma purtroppo questa idea è stata disattesa”. Gli attacchi al mondo dell’istruzio­ne sembrano non finire più. Al di là delle cifre, dei mille modi di fare tagli e di tra­sformare i servizi pubblici, sono in po­chi a ricordare che la Scuola è anzi­tutto un Valore, un luogo di arricchi­mento della collettività, dove fioriscono le capacità umane e cul­turali di ognuno e trovano forma nuove pratiche collettive di convivenza civile. Se dentro e attorno ad una scuola vive una comunità che sperimenta mo­menti di partecipazione democratica e di pro­gettazione di un fu­turo diverso, non sa­rebbero questi motivi validi per garan­tirne la sopravvivenza e lo sviluppo? Un giorno apprenderemo forse che la “Manzoni” non c’è più... Ma la “Man­zoni” è stata ed è una scuola sto­rica - conclude il preside Massimino, un vero punto di riferimento per il quartiere, così come la “Leopardi” per Picanello o la “Corridoni” per Cibali. Non possiamo accettare che per calcoli matematici si buttino in aria punti di ri­ferimento storici come questi”. E concludiamo noi, non possiamo nep­pure accettare che l’istituto “Doria”, che ha segnato la storia di San Cristoforo, venga spazzato via per mo­rosità. Il Co­mune ha infatti accumulato un debito di oltre 150.000 € verso le Orsoline, pro­prietarie dello stabile. Al prossimo 7 lu­glio è stato fissato lo sfratto esecutivo salvo che il Comune decida di acquistare l’immobile. Sonia Giardina


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