



“Fusione”, “verticalizzazione”, “dimensionamento”: a Catania più di trenta scuole entrano nel piano di razionalizzazione scolastica inviato dalla Regione al Ministero della Pubblica Istruzione. La prima impressione, qui da noi come altrove, è che l’istruzione pubblica non rientri più fra le massime priorità: l’economia viene molto prima, e i bambini vengono molto dopo. Come cambieranno le nostre scuole nei prossimi anni?
E tu quanti ne hai?
Quattrocento!
Allora vai con quella che ne ha solo duecento!
Ma veramente io...
Lasciami lavorare!... Questa la metto lì, quella la alzo un po’, e l’altra??!... Meglio abbatterla, ma sì! 250 + 360 = 610, numeri e computi…, risparmio, efficienza, 380 x 2=…!”
È andata proprio così. L’Assessorato Regionale alla Pubblica Istruzione ha aderito al "piano di verticalizzazione e dimensionamento" della rete scolastica con un progetto, oggi sul tavolo ministeriale, che sta creando forti preoccupazioni.
“Un piano che persegue solo criteri “ragionieristici”, cioè numerici, risponde alla logica della non razionalizzazione”, allerta Antonio Alessandro Massimino, Dirigente Scolastico della “Manzoni”. La storica scuola dell’Antico Corso, subendo come altri istituti le incongruenze del piano di rimodellamento scolastico, sarà infatti accorpata alla “Diaz”, a sua volta verticalizzata, cioè trasformata in istituto comprensivo. “Purtroppo i parametri che impongono la fusione delle autonomie scolastiche con meno di 500 alunni non sono stati rispettati perché non si è preso in considerazione il numero di allievi effettivi.
Infatti anche se abbiamo – spiega Massimino –300 alunni, ad essi bisogna aggiungere i corsisti della formazione per adulti, quelli della scuola carceraria, nonché le classi primavera; e lo stesso vale per la “Diaz” che, con i presìdi ospedalieri, conta un numero elevatissimo di studenti. Sarà estremamente complesso gestire un’utenza così vasta e dubito che questo nuovo polo didattico sia in grado di resistere. Inoltre non capisco con quale “ratio” si possano fondere due tipologie talmente diverse di scuola: la “Diaz” tradizionalmente di élite non ha nulla a che vedere con la “Manzoni” i cui utenti provengono quasi tutti da quartieri a rischio come S. Cristoforo, Antico Corso e Passarello. Certamente i genitori della “Diaz” non iscriveranno i propri figli nelle prime medie della “Manzoni”, ma li indirizzeranno verso istituti come la “Majorana””.
Tantissimi presidi temono nel giro di pochi anni “la fisiologica morte di molte scuole”, anche perché, come sottolinea Giuseppe Adernò, preside dell’ I.C.S. “Parini”, “le scuole di nuova istituzione, frutto della verticalizzazione, per diversi anni non riusciranno ad avere un corpo docente stabile in quanto la nascita di nuove classi comporterà inevitabilmente la presenza di “spezzonisti”, vale a dire di insegnanti che, impegnati per spezzoni di un regolare orario settimanale, ruoteranno tra sedi operative diverse.
Ciò porterà ad un’offerta formativa dequalificante e a un calo di iscrizioni, e cosa ancor più grave molti nuovi istituti comprensivi saranno tali solo di nome e non di fatto, dato che certe scuole non hanno né i locali, né gli strumenti e neppure l’unitarietà del corpo docente per compiere un tale passaggio”.
Ma in che modo è stato formulato il piano del rimodellamento della rete scolastica catanese?
Come di rito, l’operazione di ascolto c’è stata: l’Assessore alle Politiche Scolastiche Sebastiano Arcidiacono, che oggi decanta il successo di un’armoniosa concertazione, ha incontrato presidi e sindacati, ma si è fermato all’ascolto.
In questo modo le esigenze territoriali, le urgenze formative delle famiglie, le proposte dei docenti e degli alunni non hanno trovato spazio nell’elaborazione progettuale, e il risultato è un testo in cui sfuggono i criteri degli accorpamenti e delle verticalizzazioni. Che senso hanno tre istituti comprensivi a San Cristoforo – “Tempesta”, “Doria” e “Battisti” – assai vicini tra loro? Chi capitolerà tra i tre? Cosa giustifica questa spasmodica corsa alla verticalizzazione? Perché accorpare due scuole distanti più di 3 km, se in mezzo ce n’è un’altra? In attesa della valutazione dei tecnici del Ministro Gelmini, Giuseppe Adernò in qualità di presidente provinciale ASASI Catania, ha presentato 11 proposte di modifica al piano di dimensionamento che “rispondono tutte – come si legge nel documento - ai principi di territorialità, di sviluppo urbanistico, di rispetto delle esigenze dei genitori, di razionalizzazione”. “Non si doveva costruire un piano di dimensionamento come questo, in cui prevalgono numeri e accostamenti. formali” chiarisce Adernò. “Al contrario, bisognava promuovere un’idea di scuola-servizio in grado di portare allo sviluppo di una scuola di qualità nel territorio, munita di tutti gli apparati e le strutture necessarie per farlo. Questa doveva essere l’idea di un progetto di razionalizzazione serio all’interno delle realtà territoriali, ma purtroppo questa idea è stata disattesa”. Gli attacchi al mondo dell’istruzione sembrano non finire più. Al di là delle cifre, dei mille modi di fare tagli e di trasformare i servizi pubblici, sono in pochi a ricordare che la Scuola è anzitutto un Valore, un luogo di arricchimento della collettività, dove fioriscono le capacità umane e culturali di ognuno e trovano forma nuove pratiche collettive di convivenza civile. Se dentro e attorno ad una scuola vive una comunità che sperimenta momenti di partecipazione democratica e di progettazione di un futuro diverso, non sarebbero questi motivi validi per garantirne la sopravvivenza e lo sviluppo? Un giorno apprenderemo forse che la “Manzoni” non c’è più... Ma la “Manzoni” è stata ed è una scuola storica - conclude il preside Massimino, un vero punto di riferimento per il quartiere, così come la “Leopardi” per Picanello o la “Corridoni” per Cibali. Non possiamo accettare che per calcoli matematici si buttino in aria punti di riferimento storici come questi”. E concludiamo noi, non possiamo neppure accettare che l’istituto “Doria”, che ha segnato la storia di San Cristoforo, venga spazzato via per morosità. Il Comune ha infatti accumulato un debito di oltre 150.000 € verso le Orsoline, proprietarie dello stabile. Al prossimo 7 luglio è stato fissato lo sfratto esecutivo salvo che il Comune decida di acquistare l’immobile. Sonia Giardina

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